*lunedì, 19 febbraio 2007*

Mi scuso per lo schifoso ritardo con cui arriva il post…prometto che cercherò di essere, per quanto possibile, più puntuale da ora in avanti!
Buona lettura!

*Qualche giorno prima della festa di Pansy e Milly*

Mi guardo allo specchio e con la mano sistemo i capelli, più scompigliati del solito dopo la doccia. Poi prendo la borsa e appena apro la porta dello spogliatoio per andare a casa, mi sento chiamare da Pans, anche lei appena uscita dallo spogliatoio femminile; mi fermo, voltandomi poi verso di lei.
“Aspetta un secondo…” mi dice venendomi incontro.
“Dimmi…è tutto a posto?” le chiedo d’istinto, richiudendo la porta e posando la borsa a terra.
“Sì sì, tutto ok…mi chiedevo solo se sabato sera hai qualcosa da fare…” mi dice con un sorriso.
Ci penso un attimo. No, per sabato non dovrei avere nessun impegno.
“No, direi di no…perché?”
“Vieni alla mia festa, vero?” mi chiede sbattendo le ciglia, per poi scoppiare a ridere.
“Il tuo compleanno, è vero!” esclamo sedendomi sulla panchina vicino a noi, seguito a ruota dalla ragazza. Ci andrei molto volentieri, ma so già che festeggerà insieme a Milly, visto che sono nate a poco più di una settimana di distanza. “Festeggerai con Milly come al solito, giusto?” chiedo, anche se conosco già la risposta. Infatti come previsto, Pans annuisce col capo.
“Anche con Blaise…” aggiunge.
Sospiro, lasciandomi andare con la schiena contro il muro dietro di noi.
“E dai Charlie, non puoi mancare!” dice intuendo già la mia risposta.
“Pansy non è per te, te lo assicuro…e nemmeno per Zabini…ma insomma, non credo sia il caso…è anche la sua festa…” inizio a dire, per poi lasciar cadere la frase a metà. Se ci penso, a tutto quello che è successo, a quello che ci siamo detti, mi fa ancora troppo male.
“So benissimo che non è per causa mia…non preoccuparti…” risponde comprensiva.
Rimaniamo un attimo in silenzio. Avrei un mare di cose da dire, talmente tante che non so nemmeno io da dove iniziare.
“E’ che è anche la festa del suo compleanno…se venissi dovrei farle addirittura un regalo…insomma, non ci siamo più parlati da quella volta prima di Natale, te ne avrà parlato sicuramente…” dico alla fine, riportando avanti la schiena e poggiando i gomiti sulle gambe, fissando il pavimento.
“Sì, me l’ha detto…” mi risponde, mentre cerca nella tasca della felpa un elastico azzurro, che usa poi per legarsi i capelli in una coda alta.
“Ecco…non credo sia il caso…lei di certo non mi vuole tra i piedi, ma soprattutto io non credo di volerla vedere…non ancora, almeno…” continuo.
Intanto Pans si alza, per andare allo specchio e truccarsi leggermente.
“Sì, ma non puoi mancare alla mia festa! Non sarà lo stesso senza di te, sappilo…dopo l’anno scorso, poi…” dice soffocando una risata.
“Ehi ancora con questa storia?” protesto. “Io non ho ancora capito cos’ho fatto l’anno scorso…non me lo ricordo e nessuno vuole dirmelo!”
“Ecco…è meglio che non te lo ricordi…” mi risponde senza questa volta riuscire a nascondere le risa.
“Ok…ci rinuncio!” dico scuotendo la testa, sorridendo a mia volta. “Pans…” riprendo poi tornando serio. “…mi fa davvero piacere che tu mi abbia invitato, non sai quanto…però davvero, se venissi non sarei di compagnia, quindi è meglio per tutti che me ne stia a casa…non voglio rovinare la vostra festa…”
“Mi dispiace però che non ci sarai…” mi risponde voltandosi verso di me, con gli occhietti tristi e mettendo su un finto broncio, per poi tornare a sedersi alla mia destra.
“Tanto sarai talmente ubriaca che nemmeno te ne accorgerai!” dico dandole un piccolo colpo sulla spalla.
“Senti chi parla…” risponde restituendomi il colpo. Con un po’troppa forza, se devo essere sincero!
“Ahi!” protesto “Hai le mani pesanti, te l’hanno mai detto?”
“Sì…mio fratello me lo dice spesso!” risponde ridendo.
“Non lo invidio…” dico per prenderla in giro e Pans mi lancia una brutta occhiataccia.
Rimaniamo un attimo in silenzio. C’è una cosa che vorrei chiederle, ma non so quale sarà l’effetto che la sua risposta avrà su di me.
“Pans…posso chiederti una cosa?” le chiedo, una volta deciso che qualunque sarà la sua risposta, non dovrò farmi influenzare in nessun modo.
“Certo!” mi risponde.
“Milly…come sta? Voglio dire…sta bene? E’ felice?” Ero abituato ad averla sempre intorno, a sapere sempre quello che faceva, dove andava, cosa le succedeva…e ora, è praticamente un mese che non ho sue notizie. E non so nemmeno io quello che voglio sentirmi rispondere. Se Pans mi dirà che è felice, probabilmente ci rimarrò male perché non sono io a farla stare bene. Se mi dirà il contrario, sicuramente andrò a spaccare la faccia a quel demente di O’Malley. L’unica cosa che so, è che dovrei fregarmene di lei, ma è davvero una cosa molto più facile a dirsi, che a farsi.
“Milly…sta bene, è sempre la solita…e poi anche se stesse male non lo direbbe, lo sai meglio di me…”
“Già…” annuisco semplicemente, e devo ammettere che non so nemmeno io cosa pensare. Non riesco più a capire qual è l’effetto che mi fa pensare a lei. Ci sono dei momenti in cui mi sembra di star bene, di averla dimenticata completamente, in cui credo che tutto quello che le succede non è più affar mio. Altri momenti in cui ce l’ho a morte con lei…non tanto perché ha preferito qualcun altro a me, ma per come sono diventato a causa sua. Sono cambiato, sono diventato una di quelle persone che si piangono addosso in continuazione, senza fare niente per risolvere i propri problemi se non lamentarsi. Una di quelle persone che ho sempre detestato.
E poi ci sono dei momenti in cui mi manca terribilmente.
“Charlie…se posso permettermi…” dice d’un tratto Pansy, voltandosi verso di me. “Dovresti smetterla…ti stai allontanando da tutti, solo per evitare lei…insomma, non credo che sia la soluzione migliore!”
“Pansy, io sinceramente non so cos’altro fare…” rispondo sconsolato. So perfettamente che lei ha ragione, ma non trovo una soluzione alternativa.
“Sì ma Charlie, porca miseria…non sei più lo stesso…non ti si vede quasi più in giro…”
“Hai ragione Pans, tutto quello che stai dicendo è vero…ma purtroppo io e Milly abbiamo gli stessi amici, frequentiamo la stessa gente, gli stessi locali…non so proprio cos’altro potrei fare…” rispondo alzandomi e prendendo la borsa che poi sistemo su una spalla.
“Lo sai che voglio un mare di bene a Milly…ma sinceramente non credo che sia giusto che tu stia così male per lei, visto come ti ha trattato, non credo che tu lo meriti…” mi dice e non posso far altro che rispondere con un sorriso sincero, subito prima che la porta dello spogliatoio maschile si apra ed esca Ray.
“Ehi tu, non sorridere così alla mia ragazza…” mi dice venendo verso di me, con fare fintamente minaccioso. “…non ci provare con lei…”
“Peccato…stavamo già progettando di scappare ai Caraibi insieme…” rispondo fingendomi dispiaciuto.
“Be’ Charlie, sarà per un’altra volta…” continua Pansy per poi scoppiare a ridere, seguita a ruota da me e da Ray.
“Va be’ ragazzi vi lascio…Ray ci vediamo alle prove…” dico avvicinandomi alla porta per uscire.
“Ehi aspetta aspetta…visto che non verrai alla festa, perché non vieni a cena da me una sera di queste…anche domani se ti va! Milly non ci sarà, te lo posso assicurare…” mi dice Pansy.
“Be’, non saprei…” inizio a dire, ma vengo subito interrotto da Ray.
“Dai, non farti pregare come al tuo solito…sarà una cosa tranquilla…”
“Ok…” rispondo alla fine. “Cena sia!”
“Perfetto! Allora ci vediamo domani sera!” conclude Pans, subito prima che io esca dallo spogliatoio per tornare a casa a studiare.

***

“Charlie! Puntuale come al solito…” dice Pans aprendomi la porta d’entrata, dopo aver dato una rapida occhiata all’orologio, che segna le otto in punto.
“Certo! Mica come certa gente…” rispondo indicando con un cenno del capo Ray, che sta seduto sul divano a guardare non so cosa alla tv.
Intanto entro e Pans chiude la porta alle mie spalle.
“Ehi non cominciare…” risponde Ray, sentendosi chiamato in causa.
“Ti ricordo che alle ultime prove avevi ben venti minuti di ritardo…”
“Sì ma è stata colpa di Pansy! Mi ha trattenuto…” inizia a spiegare Ray, mentre scambia un’occhiata con Pansy che arrossisce leggermente.
“Ok, non voglio sapere nient’altro!” rispondo mettendo così fine alla conversazione. “Ah Pans, ho portato questo…spero vada bene con quello che hai cucinato…e spero anche che tu non abbia avuto la malsana idea di far avvicinare ai fornelli Ray…” dico, porgendo alla ragazza una bottiglia di vino rosso.
“Non ti preoccupare, ai fornelli ci sono stata io…non sono così pazza da lasciar cucinare Smokie…” risponde ridendo e prendendo la bottiglia. “Comunque Charlie non dovevi…e io non ci capisco niente di vini, quindi presumo che andrà bene questo!”
Intanto Ray prende il telecomando dal tavolino e spegne la tv, per poi alzarsi.
“Ehi la smettete voi due di parlar male di me? Sono qui, eh…non so se mi avete visto…”
Io e Pans ci mettiamo a ridere, mentre tolgo la giacca e la appendo all’appendiabiti all’entrata.
“Non mi pare che tu sia un grande chef, comunque…” continua Ray.
“Sì be’, su questo non posso contraddirti…” convengo avvicinandomi al divano, per poi sedermi e anche Ray fa lo stesso, mentre Pans va in cucina a finire di preparare la cena.
Mi guardo un po’ intorno. E’ parecchio che manco da questa casa e non è cambiata granché. Poi una rosa rossa poggiata su una delle mensole della libreria attira la mia attenzione.
“Ti sei messo a regalare fiori adesso? Ci mancava solo questa per completare il quadretto della coppia perfetta…” dico per prendere in giro il mio amico.
“Veramente non è un mio regalo…e a dirla tutta non è di Pansy…” 
Bene, iniziamo proprio bene.
“E’un residuo delle famose mille rose, vero?” chiedo con una punta di amarezza, distogliendo lo sguardo dal fiore e spostandolo su Ray, che annuisce col capo.
“Scusa, ci siamo dimenticati di farla sparire…”
“Tranquillo, non c’è problema…questa rimane sempre e comunque casa di Milly, non potete far sparire ogni sua traccia…”
Ray non fa in tempo a replicare, perché la voce di Pansy che urla dalla cucina ci interrompe.
“Ehi voi due, rendetevi utili e iniziate almeno ad apparecchiare!”
“Anche! Cioè, sono ospite e devo anche apparecchiare!” dico fingendomi contrariato, ma in realtà sono già in piedi, diretto verso la cucina.
“E’vero, hai ragione…Ray! Renditi utile ed inizia ad apparecchiare!”
Nel frattempo Ray è arrivato svogliatamente in cucina e ha preso una tovaglia da un cassetto.
“Voi due insieme non mi piacete per niente…” si lamenta, mentre io lo aiuto passandogli bicchieri e posate.
“Pans, cosa ci hai preparato di buono?” chiedo mentre Ray mi passa un bicchiere di vino.
“Ho fatto l’arrosto con le patate al forno, ricetta di mia mamma…sperando che sia anche commestibile come quello che fa lei…” dice estraendo la teglia dal forno e devo dire che il profumino che si sente non è niente male.
“Be’, sicuramente è più commestibile di quello che avrei fatto io…” commento, mentre Pans ci invita a prendere posto.
“Questo è poco, ma sicuro…” commenta Ray sedendosi di fronte a me.
Quando ognuno di noi ha davanti a sé un piatto, anche Pans si siede, dando così inizio alla cena vera e propria.
“Ragazzi” dice Pansy prendendo in mano la sua forchetta. “Ma vi rendete conto che tra poco inizieremo gli allenamenti con la Willow High? Cioè…io ancora non ci credo…”
“Non dirlo a me…se penso che fino a qualche giorno fa ero mezzo morto in un letto…” risponde Ray.
Io invece non so cosa rispondere. Ho ancora qualche dubbio su questa storia.
“Charlie…?” mi richiama Pansy, notando il mio silenzio e il fatto che anziché rispondere, ho iniziato a giocare con la forchetta nel piatto.
“Be’ sì…è una grande occasione…” dico con poco entusiasmo.
E se non mi avessero scelto perché sono un bravo portiere, ma solo perché mi porto a letto l’allenatrice?
“Se lo dici con questo entusiasmo, quasi quasi ci credo…” ribatte Pans.
“No è che mi stavo chiedendo perché hanno scelto me…cioè, indubbiamente voi ve lo meritate…” inizio a dire, ma lascio cadere la frase a metà. Non mi va di rompere le scatole anche stasera con le mie paranoie.
“Eh?” si limita a dire Pansy, che ovviamente non sa dove voglio andare a parare. Invece Ray mi lancia un’occhiata molto significativa, dalla quale mi rendo benissimo conto che ha capito tutto.
“No no no no…non pensarlo neanche! Togliti subito dalla testa un’idea così stupida!” mi dice scuotendo la testa, quasi indignato dal fatto che io abbia potuto pensare all’eventualità che Sandra abbia potuto intercedere in qualche modo.
“Perché? Potrebbe essere…non mi sembra una cosa così campata per aria…” commento riportando lo sguardo sul piatto.
“No” si limita a dire deciso Ray, con il tono di chi non accetta repliche.
“Ehm…non so se ve lo ricordate che ci sono anche io a questa tavola…” interviene Pansy, facendo tintinnare la forchetta contro il bicchiere per attirare la nostra attenzione.
Io e Ray ci scambiamo un’altra occhiata, poi il mio sguardo si sposta su Pansy.
“Hai ragione, scusa…è che…è una storia lunga…” inizio a dire, sperando che Pansy non voglia sapere. Non mi va che si sappia in giro questa storia, anche se sono consapevole del fatto che di Pansy mi posso fidare.
“Tranquillo…ho un sacco di tempo…” mi risponde portando la sua sedia più vicina al tavolo, mettendosi comoda.
“E’ che…” dico incerto. “…è che da qualche tempo sto uscendo…oddio, uscendo è una parola grossa…comunque, sto uscendo con questa ragazza…”
“Ma dai! E con chi?” mi dice con un sorriso, mentre io inizio nervosamente a giocare con l’anello che porto all’indice della mano sinistra.
“Prima promettimi che non lo dirai a nessuno…soprattutto a Seth…se no lo verrebbe a sapere mezza Candice…”
“Puoi stare tranquillo…” mi risponde semplicemente e dopo un attimo di silenzio riprendo a parlare.
“Sto uscendo con Sandra…” dico riportando per l’ennesima volta lo sguardo sul piatto.
“Con chi?? Sandra?? Ma Sandra…quella Sandra? La nostra allenatrice?” mi chiede sorpresa, e io annuisco col capo.
“E tu lo sapevi?” dice poi rivolta a Ray, che a sua volta annuisce.
“E non mi dite niente?”
“Avevo promesso di non dirlo a nessuno…” si giustifica Ray e io non posso far altro che ringraziarlo silenziosamente per essere stato davvero zitto. Non che avessi dei dubbi, in fondo.
“Quindi stai uscendo con Sandra…” inizia a dire Pansy facendosi pensierosa “Ecco dove diavolo eravate finiti alla festa di capodanno!”
Io non posso far altro che sorridere un po’imbarazzato.
“Sì be’, comunque uscire è decisamente una parola grossa….” Ripeto per mettere le cose in chiaro. “Non è assolutamente una cosa seria…diciamo che ci divertiamo…”
“E quindi scusate, ma non vedo il nesso tra questo e la Willow High..” riprende Pansy, facendo vagare lo sguardo tra me e Ray.
“Il nesso è che la testa vuota qui, crede di non essere stato scelto per la sua abilità sul campo da gioco…ma per le sue abilità in qualche altro campo…” risponde Ray, riempiendo il suo e i nostri bicchieri di vino.
“Ma tu sei fuori…completamente fuori…a parte che non so quanto Sandra possa aver preso parte alla scelta dei giocatori, a quanto ne so è stato Joshua a decidere…e poi Sandra non lo farebbe mai!” esclama Pansy, portando il bicchiere alle labbra.
“E poi che cavolo…sei un ottimo giocatore…” riprende Ray.
“Sarà, ma rimane il fatto che ultimamente ho giocato davvero da schifo…” dico sconsolato.
“Sì ma capita a tutti un periodo no…andiamo, ti ho visto fare delle parate spettacolari in questi anni, alcune non riesco a spiegarmele ancora adesso…” ribatte Pansy “Come quella volta contro quella squadra dell’università di Glasgow…”.
“Be’, quella è stata fortuna…” rispondo passandomi una mano sulla nuca, leggermente in imbarazzo.
“Sì certo…” riprende Ray “….e quella volta, qualche settimana dopo il mio arrivo…contro quella squadra di Parigi…quella era una parata praticamente impossibile…”
“Ma anche lì, sono stato fortunato…non so nemmeno io come abbia fatto…” ammetto con un’alzata di spalle.
“E certo…e anche quella volta ad Hogwarts…quando per poco non ti spezzavi l’osso del collo per prendere la pluffa…dimmi che è stata fortuna anche quella!” ribatte Pansy, quasi sfidandomi.
“Be’, lì sono stato fortunato a non rimanerci secco, a dire la verità…” commento, ripensando all’episodio.
Quella volta per poco non sono caduto dalla scopa e ho rischiato veramente grosso!
“Non è stata propriamente una mossa geniale quella, anzi…” continuo.
“Be’, comunque sia sono certa al cento per cento che Joshua ti abbia scelto perché sei un ottimo giocatore, smettila di fare il modesto!” esclama Pans alzandosi e iniziando a prendere i nostri piatti ormai vuoti, per poi pulirli con un colpo di bacchetta e rimetterli al loro posto.
“Grazie…” è l’unica cosa che riesco a dire, con un sorriso imbarazzato.
“Ma sono proprio un idiota!” esclamo subito dopo, alzandomi di colpo per andare a prendere il regalo di Pansy nella tasca della giacca.
“Che ti prende?” urla Pansy, affacciandosi alla porta per vedere cosa sto combinando.
“Niente…stavo dimenticando il tuo regalo…” dico tornando indietro, per poi risedermi al tavolo seguito da Pansy, porgendole una busta viola con scritto il suo nome.
“Cosa le hai regalato, la busta con i soldi come le nonnine?” dice Ray ridendo.
Intanto Pansy afferra la busta, ringraziandomi ed estraendone un biglietto di auguri.
“Aaaaaaahhh!! Ma è uno dei regali più belli che abbia mai ricevuto!” esclama non appena apre il biglietto, e si accorge che all’interno ci sono due biglietti per il concerto di una band babbana di cui sia lei che Ray sono letteralmente pazzi.
“Non esagerare…” dico mangiando un po’del dolce al cioccolato che nel frattempo Ray ha messo nei piatti.
“No no, non sto esagerando proprio per niente!” continua Pansy entusiasta.
“Fa’ vedere…” dice scettico Ray, strappando la busta ed il suo contenuto dalle mani di Pansy. “Cosa le hai regalato di così fantastico?” chiede, subito prima di rendersi conto che quelli che ha in mano sono due biglietti del concerto dei My Chemical Romance, che si terrà tra qualche giorno.
“Ma è un regalo fantastico! Si può sapere dove li hai trovati? Ci ho provato in tutti i modi, ma non c’è stato verso…tutto esaurito…” continua Ray, senza riuscire a staccare gli occhi da quei due pezzi di carta.
“Be’…servirà pure a qualcosa suonare in un gruppo, avere una madre ex-concertista e un padre giornalista, no?” dico come se fosse la cosa più normale del mondo.
Perché in effetti per me lo è, non mi è costato niente trovare quei due biglietti per fare un regalo a due cari amici. Perché sì, il regalo è di Pansy, ma i biglietti sono due ed è ovvio che lei ci porterà Ray.
“No davvero, è uno dei regali più belli che potessi farci!” esclama contento Ray.
Peccato che Pansy freni subito il suo entusiasmo, riprendendosi i biglietti con un gesto veloce.
“Ehi frena…guarda che il regalo è mio…” gli dice facendosi seria. “Decido io a chi dare l’altro biglietto…”
“E a chi vorresti darlo, di grazia?” chiede Ray incrociando le braccia al petto e lanciando un’occhiataccia alla sua ragazza.
“Non lo so…tu inizia a comportarti bene, poi vedremo…” dice Pansy chiudendo così il discorso, per poi far sparire nel nulla i due biglietti.
“Il tuo regalo non mi piace più così tanto…” borbotta Ray imbronciato, mentre Pansy si lascia sfuggire un sorriso.
“Grazie ancora!” esclama poi, dandomi un bacio sulla guancia.
“Ma figurati! E’ o non è il tuo compleanno?” chiedo mangiando l’ultimo boccone del dolce.

***

*Qualche giorno dopo la festa*

“Ehi…bel concerto!” mi dice Sandra non appena finiamo di suonare. Io sto ancora sistemando gli strumenti insieme a Kieran, Ant è andato a prendere da bere insieme a Hecate e Ray è sparito non so dove, lasciando qui perfino la chitarra.
“Grazie!” rispondo, mentre stacco l’ultimo cavo dalla chitarra di Ray.
E’ tutto così strano con lei…andiamo a letto insieme e non c’è stata una volta in cui ci siamo non dico baciati, ma anche solo sfiorati in pubblico. Penso che a parte Ray e Pansy, perché gliene ho parlato io, nessuno tra gli altri sospetti anche solo lontanamente quello che c’è tra noi.
Che poi in fondo, tra di noi non c’è praticamente niente.
“Come mai non eri alla festa sabato?” mi chiede mentre scendo dal palco con la chitarra di Ray in mano e il mio basso su una spalla.
Rimango incantato a guardarla per qualche secondo. Non mi aspettavo che me lo chiedesse, soprattutto perché non pensavo che lei fosse invitata alla festa di Pans.
“Scusa?” chiedo alla fine, cercando di cancellare dalla mia faccia l’espressione decisamente stupita che credo di avere.
“La festa di Pansy…pensavo di trovarti lì…non dirmi che ho fatto una gaffe e non eri invitato…”
“No no, ero invitato…solo che ho avuto un impegno e non ho potuto esserci…”
Ecco, perfetto. Ora devo inventare in due secondi una scusa credibile, perché non mi va proprio di dirle che non sono andato a quella cavolo di festa per via di Milly. Non mi va di dirglielo e non mi va di raccontarle tutta la storia, perché in fondo non sono propriamente fatti suoi e non credo nemmeno che possa interessarle.
“Capisco…be’, peccato, perché è stata proprio una bella festa…” mi dice con un’alzata di spalle.
Lo so, lo so benissimo che non lo sta facendo apposta a dirmi queste cose, a parlarmi della festa e tutto il resto, anche perché lei non sa assolutamente niente, non sa qual è il vero motivo per cui non ci sono andato. Quindi non posso prendermela con lei, non avrebbe alcun senso.
“Immagino, le feste a casa di Pans e Milly sono sempre memorabili…” rispondo posando il basso contro il muro dietro di me, visto che a quanto pare la discussione potrebbe essere più lunga del previsto.
“Infatti! E per l’appunto, ho conosciuto anche gli altri festeggiati…Millicent e quell’altro ragazzo di cui non ricordo il nome…”
“Blaise…” intervengo.
“Esatto proprio lui! Sono simpatici i tuoi amici…”
Mi sforzo di sorridere, anche se in realtà vorrei solo andarmene e non stare qui ad ascoltare questa assurda discussione per un solo secondo in più.
Non ho alcuna voglia di parlare dei miei amici con lei, né tanto meno con nessun altro e non ho nessunissima voglia di parlare di quella stupida festa.
“E, per la cronaca, Ray e Pansy sono insopportabili…ai prossimi allenamenti li faccio schiattare, così imparano a fare i fidanzatini perfetti!” mi dice senza riuscire a trattenere una risata.
“Be’, sì…un po’sono stomachevoli, in effetti…ma dopo un po’ci si fa l’abitudine…” replico.
“Dovrebbero imparare a fare un po’come quella Millicent e il suo ragazzo…si sono insultati praticamente per tutta la sera…” dice poi con noncuranza, appoggiandosi con la schiena al bordo del palco.
Rimango un attimo in silenzio. Cosa potrei dirle? Niente, assolutamente niente. Lei non sa, non sa che ogni volta che pronuncia quel nome mi viene quasi voglia di morire.
“Ah sì?” è l’unica cosa che riesco a dire, mentre mi lascio andare con la schiena contro il muro, dopo aver appoggiato la chitarra di Ray accanto al basso.
“Sì, ma da quanto ho capito è normale…no?”
“Sì…cioè, non so…non li conosco così bene…” mento spudoratamente, per evitare che il discorso continui ancora per molto, perché non so se potrei sopportarlo.
“Be’, non è importante…comunque dovevi esserci, ti sei perso lo spettacolo di Pansy ubriaca insieme alla sua amica…” continua poi ridendo, ripensando alla scena.
“Sempre Millicent?” chiedo e noto che la mia pazienza sta veramente raggiungendo il limite. Anche se non lo sta facendo apposta, sento che se non la smette all’istante di parlare di Milly, potrei non rispondere più delle mie azioni.
“Sì lei…si sono messe a giocare a scacchi…solo che al posto delle pedine avevano dei bicchierini pieni di non so cosa…va be’, un delirio…e il tutto si è concluso con una battaglia alla panna montata…”
“E lasciami indovinare…i protagonisti erano Ray, Pansy, Milly e Finn?” chiedo interrompendola bruscamente.
“Sì…” mi risponde lei aggrottando le ciglia.
Ok, forse sono stato un po’troppo brusco, ma davvero non ce la faccio più a sentirla parlare di quella stupida festa e di quanto Milly sia simpatica e bella. Lo so da me che lo è, altrimenti ora non sarei in questo casino.
Ci manca solo che ora lei e Milly diventino le migliori amiche di sempre e poi veramente avremmo raggiungo i massimi livelli!
“Scusa Sandra, ma devo andare…” dico d’un tratto, prendendo gli strumenti e dirigendomi verso il camerino, senza nemmeno salutarla.
Non può essere possibile che più io cerchi di evitarla e più me la ritrovi in mezzo ai piedi.
Cosa devo fare perché Millicent Bullstrode esca dalla mia vita una volta per tutte?





Questo diario fa parte del gioco di blog Magical Future, dedicato alla saga di Harry Potter e ambientato nel futuro.
Tutto quello che viene scritto è assolutamente inventato e per nulla legato a quanto narrato da J.K. Rowling nei suoi libri.
Persino il personaggio è inventato, anche se la foto che ho usato è quella di un attore realmente esistente, Dominic Monaghan.

chi è charlie?

▪Nome: Charlie
▪Cognome: Pace
▪Nato il: 20 febbraio
▪A: Kiev, Ucraina
▪Età: 23 anni
▪Background: Charlie ha 23 anni ed è nato a Kiev, da madre ucraina e padre inglese.
Subito dopo la sua nascita la famiglia si è trasferita a Londra, dove Charlie ha sempre vissuto. Per questo parla perfettamente l'inglese, ma anche il russo, lingua in cui la madre gli ha sempre parlato.
E' iscritto al corso di Astronomia, Divinazione e Astrologia, si sta specializzando in Divinazione e sostiene di possedere la cosiddetta "Vista".
Sfacciato e strafottente, raramente pensa prima di parlare o agire e questo è spesso causa di incomprensioni con chi gli sta intorno, anche se poi riesce quasi sempre a risistemare tutto senza grossi problemi.
Una delle sue più grandi passioni è la musica. Suona il pianoforte e la chitarra da quando era un bambino, ma crescendo ha scoperto il basso. Ora è il bassista degli Anti-Inflamatory e grazie al suo fascino da rockstar è sempre circondato da un sacco di ragazze, ma per lui sono solo una specie di passatempo.
Da tempo infatti, anche se non lo ammetterà mai, è innamorato, non ricambiato, di Millicent che però lo considera semplicemente un ottimo amico.
Il Quidditch è un'altra sua grande passione: è il portiere dei Black Basilisk, una delle due squadre della Candice, ed ha una cotta per l'allenatrice, Carla Wilson, che considera il suo sogno proibito ed irraggiungibile.
Recentemente ha stretto amicizia con Ray Sullivan, col quale condivide la passione per la musica, per il Quidditch e per le ragazze.
Ha frequentato Hogwarts ed era un Serpeverde e ora finge di sopportare i Grifondoro solo perchè spesso sono tra il pubblico ai concerti degli Anti-Inflamatory.

amo

La musica - Il Quidditch - Il mio pianoforte - La mia famiglia - La mia chitarra - I miei amici - Le belle ragazze - Le serate con Ray e Seth - Il mio basso - La birra scura

odio

La solitudine - Chi fa star male le persone a cui tengo - Non avere niente da fare - Vedere Milly con l'idiota O'Malley

la famiglia pace

Rupert Pace

Rupert ha 44 anni ed è il padre di Charlie.
Ha studiato giornalismo alla Candice e ora scrive per La gazzetta del profeta e si occupa da anni della sezione Spettacoli, scrivendo recensioni e critiche dei concerti e degli eventi più importanti del mondo magico. Uno dei suoi primi articoli fu una recensione di un concerto di Ljudmila Volchova, famosa pianista ucraina. In seguito all’articolo totalmente negativo, forse in assoluto la prima recensione negativa della sua carriera, la donna volle conoscere Rupert e i due si innamorarono l’uno dell’altra. A causa del suo lavoro, Rupert passa spesso intere giornate fuori casa ed è per questo che non ha un gran rapporto con i figli ed è stato spesso assente nelle tappe fondamentali della loro vita.

Ljudmila Volchova Pace

Nata a Kiev, in Ucraina, ha 45 anni ed è la madre di Charlie e di altri tre ragazzi, Michael, Andrew e Aleksander. E’ stata proprio lei a trasmettere l’amore per la musica al figlio maggiore e ad insegnargli, quando era ancora un bambino, a suonare il pianoforte. Ljudmila infatti è stata una famosa concertista, che a soli 18 anni col suo pianoforte si esibiva in tutto il mondo. Poi, per amore della famiglia, ha preferito abbandonare la carriera ed ora è un’insegnante di musica in una scuola alle porte di Londra. Ha un rapporto stupendo con Charlie, Michael e il piccolo Aleksander, ma nonostante i suoi sforzi non riesce proprio ad andare d’accordo con Andrew e non rimpiange di aver abbandonato la sua carriera artistica per loro.

Michael Pace

Nato a Londra 20 anni fa, è uno dei fratelli di Charlie. Dopo essersi diplomato ad Hogwarts, ha preferito non continuare gli studi e rendersi indipendente trovandosi un lavoro e una casa nel centro di Londra e ormai da qualche anno lavora alla Gringott. Ha una grande complicità con il fratello maggiore e come lui si sente un po’responsabile dei fratelli minori. Quando non è in ufficio, Michael adora andare sullo skate, uno sport babbano che gli è stato insegnato da un amico di Kieran. Anche Michael infatti, pur non suonando nessuno strumento, è appassionato di musica, ama il rock ed è il fan numero uno degli anti-inflamatory, anche se raramente riesce ad essere presente ai loro concerti.

Andrew Pace

Andrew è l’animo ribelle della famiglia Pace. Ha 16 anni e frequenta il sesto anno ad Hogwarts. Smistato tra i Serpeverde come il resto della famiglia, è molto amico di Jake Bullstrode, il fratello di Milly. Insieme ne combinano di tutti i colori e con lui fa parte della squadra di Quidditch di Serpeverde dove ricopre il ruolo di portiere, unico punto di contatto con il fratello Charlie. Ha un pessimo rapporto con il padre, al quale non perdona le sue continue assenze e anche con la madre, alla quale rimprovera in continuazione la sua scelta di aver abbandonato la carriera per la famiglia e dice che se lei avesse continuato a suonare, ora sarebbero pieni di soldi. Non va d’accordo nemmeno con i fratelli maggiori, che lo rimproverano in continuazione per il suo comportamento nei confronti dei genitori, soprattutto della madre. L’unico con il quale sembra avere un buon rapporto è il piccolo Aleksander, anche se Andrew sostiene che quando crescerà, diventerà come tutti gli altri, se non peggio. Cinico e arrivista, sogna di trasferirsi in Ucraina, terra natale della madre e diventare un famoso cacciatore di draghi.

Aleksander "Sasha" Pace

Aleksander, da tutti chiamato Sasha, è il piccoletto di famiglia. Ha 5 anni e come tutti gli altri suoi fratelli parla sia l’inglese che il russo. Amato da tutto il resto della famiglia, stravede per il fratello maggiore Charlie che ogni volta non vede l’ora di vederlo e di passare del tempo con lui. Sasha è un bambino molto sveglio e sensibile e il suo sorriso colpisce chiunque lo conosca. Ancora non si sa se anche lui abbia doti magiche oppure no, ma sicuramente non gli mancano quelle musicali: ogni tanto si siede al piano con la madre o il fratello e si diverte un mondo a schiacciare tasti a caso mentre loro suonano.

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▪Magical Future
▪Draco Malfoy - My captain
▪Finn O'Malley - Such an idiot!
▪Ginny Weasley
▪Hecate Seavers - My favourite singer
▪Hermione Granger
▪Leyla McDowell
▪Millicent Bullstrode - My heart
▪Pansy Parkinson - So sweet!
▪Ray Sullivan - My best friend
▪Seth Barkley - My crazy flatmate

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▪oggi
▪2007

▪2006

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